Il permesso di soggiorno per soggiornanti di lungo periodo UE per soggiornanti di lungo periodo rappresenta uno degli strumenti più importanti per l’integrazione dei cittadini extra-UE stabilmente residenti in uno Stato membro. Questo titolo di soggiorno non solo garantisce una maggiore stabilità giuridica, ma offre anche opportunità di mobilità all’interno dell’Unione Europea, compresa la possibilità di trasferirsi in un altro Paese per motivi di lavoro. Tuttavia, le modalità concrete di esercizio di questo diritto variano da Stato a Stato e richiedono alcune verificazioni preliminari.
Mobilità all’interno dell’Unione Europea
Il cittadino extra-UE titolare di un permesso di soggiorno per soggiornanti di lungo periodo UE rilasciato in Italia può spostarsi liberamente nei Paesi dell’Unione Europea anche per soggiorni superiori ai 90 giorni. Questo non significa però che sia automaticamente autorizzato a lavorare nel Paese di destinazione.
Ogni Stato membro conserva infatti la competenza nel disciplinare l’accesso al proprio mercato del lavoro. Per questo motivo, chi intende trasferirsi per motivi professionali deve informarsi preventivamente sulle procedure richieste, che possono includere autorizzazioni specifiche o il rilascio di un nuovo titolo di soggiorno.
È sempre consigliabile rivolgersi agli uffici competenti del Paese di destinazione, anche se la prassi, in molti casi, è che il nuovo Stato rilasci un permesso di soggiorno per lavoro secondo le proprie regole, senza annullare il permesso di lungo periodo originario.
Lavorare in Italia con un permesso di lungo periodo rilasciato da un altro Stato UE
Anche l’Italia consente l’ingresso e l’attività lavorativa ai cittadini extra-UE titolari di un permesso per soggiornanti di lungo periodo UE rilasciato da un altro Paese membro. Se la permanenza è per motivi di lavoro e supera i 90 giorni, l’interessato dovrà preventivamente ottenere preventivamente un nulla osta da rilasciarsi da parte dello Sportello Unico per l’Immigrazione competente in base al luogo in cui andrà a svolgere la propria attività lavorativa.
Dal 2024, tali nulla osta non sono più soggetti ai limiti numerici del decreto flussi, e ciò costituisce una grande semplificazione all’accesso al lavoro per questa categoria di stranieri. Dopo il rilascio del nulla osta, il cittadino straniero può richiedere il permesso di soggiorno per motivi di lavoro presso la Questura competente.
Cosa succede al permesso di soggiorno per soggiornanti di lungo periodo UE originario
Il rilascio di un nuovo permesso di soggiorno per lavoro in Italia non comporta la revoca automatica del permesso UE per lungo periodo rilasciato dallo Stato membro di origine. La Questura italiana, infatti, non ritira il documento precedente, e lo straniero continua a mantenere lo status di soggiornante di lungo periodo nel primo Paese.
Questo status può essere perso solo in situazioni specifiche, come:
Un titolo che favorisce la mobilità professionale
Il permesso per soggiornanti di lungo periodo UE costituisce uno strumento importante per favorire la mobilità lavorativa all’interno dell’Unione Europea. Pur non eliminando del tutto le procedure amministrative, consente ai cittadini extra-UE stabilmente residenti di trasferirsi più facilmente tra i diversi Paesi membri, accedendo a nuove opportunità professionali.
Per evitare problemi o ritardi, è sempre opportuno informarsi con anticipo sulle regole del Paese di destinazione e verificare se siano necessari documenti aggiuntivi; in questo modo, la mobilità all’interno dell’Unione Europea può avvenire in modo regolare e senza complicazioni burocratiche.
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Il contenuto di questo articolo ha lo scopo di fornire indicazioni generali sull’argomento. Per dubbi o casi particolari è opportuno chiedere una consulenza specializzata in base alla vostra situazione specifica.
Articolo scritto da Alessia Ajelli, Managing Associate di LCA Studio Legale, avvocato specializzato in diritto dell'immigrazione e cittadinanza italiana, e Paolo Grassi, Trainee of LCA Studio Legale.