È notizia di questi minuti che il Consiglio dei Ministri, riunitosi oggi 28 marzo per una seduta fiume durata alcune ore, ha approvato una serie di decreti, tra cui in particolare uno relativo alla cittadinanza iure sanguinis, che andrà anche a modificare radicalmente la disciplina vigente.
Fino ad oggi, quasi un unicum nel mondo, l’Italia ha applicato il concetto di “ius sanguinis” senza limiti, avendo particolarmente a cuore la propria storia sociale, specialmente riferita al quarantennio a cavallo del XX° secolo, che ha visto un enorme numero di italiani emigrare per trovare migliori condizioni di vita e di lavoro. I discendenti di questi italiani potevano così risalire alle proprie origini e vedersi riconosciuta la cittadinanza italiana, fintanto che in grado di dimostrare che l’avo italiano non si fosse mai naturalizzato straniero (quantomeno durante la minore età del proprio discendente) e che comunque l’avo fosse effettivamente stato italiano (ossia cittadino del Regno d’Italia).
D’ora in avanti non sarà più così: nonostante la questione sia ancora pendente davanti alla Corte Costituzionale, a seguito del rinvio del Tribunale di Bologna dello scorso ottobre, il Governo ha oggi approvato un decreto sulla base del quale la possibilità di vedersi riconosciuta la cittadinanza italiana iure sanguinis viene limitata a coloro che possono dimostrare che almeno un/a nonno/a fosse cittadino italiano.
Questo cambiamento, che sarà attivo solo dal momento della pubblicazione del decreto e diverrà permanente solo a seguito della conversione dello stesso in legge entro 60 giorni dalla pubblicazione, È stato pensato, stando alle parole del Ministro degli Esteri, per frenare quelli che il Governo considera abusi, ossia le richieste di persone i cui antenati lasciarono l’Italia anche prima dell’inizio del XX° secolo.
È stato comunicato che il nuovo decreto interverrà anche sulla gestione delle istanze presentate ai Consolati italiani, che dovrebbero divenire solo un punto di raccolta, con le pratiche gestite a livello centrale dal Ministero degli Esteri, aumentando anche (di nuovo) i tempi di trattazione, dagli attuali 24 mesi a 48 mesi (com’era in periodo Covid).
Your Way to Italy si riserva di fornirvi indicazioni più precise quando il testo del decreto, al momento non ancora disponibile, verrà pubblicato.
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