La recente Legge n. 74/2025 segna una svolta profonda nel sistema di riconoscimento della cittadinanza italiana per discendenza, introducendo modifiche che incidono non solo sul piano amministrativo, ma anche — e soprattutto — su quello processuale. Tra le innovazioni più controverse emerge l’inasprimento dell’onere della prova nei procedimenti giudiziari, con una drastica limitazione dei mezzi probatori ammessi.
Il nuovo quadro normativo impone una riflessione seria sul rapporto tra formalismo documentale, diritto di difesa e realtà storica delle migrazioni italiane, che hanno interessato milioni di persone tra la fine dell’Ottocento e la metà del Novecento.
L’esclusione della prova testimoniale
L’articolo 2 della legge introduce una regola di carattere generale: nei giudizi volti al riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis, la prova è considerata valida esclusivamente se fondata su documentazione ufficiale, regolarmente certificata. Vengono espressamente escluse sia la prova testimoniale sia il giuramento.
Storia, archivi e silenzi documentali
Il problema centrale di questo approccio risiede nella sua distanza dalla realtà storica. In molte aree del Sud Italia, così come in vaste zone dell’America Latina, i registri civili sono stati istituiti tardivamente, distrutti da eventi naturali o compromessi da conflitti e instabilità istituzionale. Per decenni, la ricostruzione delle linee di discendenza si è basata su documenti ecclesiastici, dichiarazioni giurate, attestazioni indirette e testimonianze qualificate.
Immaginiamo il caso di un discendente argentino di un emigrato pugliese partito nel 1903. L’atto di nascita del capostipite non esiste più; l’unica traccia è un registro parrocchiale danneggiato e alcune copie non autenticate. In passato, un giudice avrebbe potuto valutare testimonianze convergenti, certificazioni storiche e presunzioni gravi, precise e concordanti. Oggi, quel percorso è attualmente precluso.
Impatto concreto sui discendenti all’estero
Le conseguenze pratiche della nuova disciplina sono significative. Migliaia di persone che aspirano al riconoscimento della cittadinanza italiana per discendenza si possono trovare ora davanti a un ostacolo a volte quasi insormontabile. L’impossibilità di integrare la prova documentale con elementi testimoniali potrebbe rendere irraggiungibile, in molti casi, l’obiettivo finale: il riconoscimento dello status di cittadino e, con esso, l’accesso al passaporto italiano.
Conclusione
La Legge n. 74/2025 introduce una concezione della prova che per certi versi potrebbe apparire più burocratizzata, che talvolta fatica a conciliarsi con i principi fondamentali dell’ordinamento costituzionale e con la complessità delle vicende migratorie italiane
Il dibattito è appena iniziato, ma appare chiaro che il nuovo onere probatorio potrebbe trasformarsi in una barriera capace di escludere intere generazioni di discendenti da un diritto che affonda le sue radici nella storia italiana.
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Il contenuto di questo articolo ha lo scopo di fornire indicazioni generali sull’argomento. Per dubbi o casi particolari è opportuno chiedere una consulenza specializzata in base alla vostra situazione specifica.
Articolo scritto da Alessia Ajelli, Managing Associate di LCA Studio Legale, avvocato specializzato in diritto dell'immigrazione e cittadinanza italiana, e Paolo Grassi, Trainee of LCA Studio Legale