La cittadinanza italiana iure sanguinis continua a essere al centro di un acceso dibattito giuridico, soprattutto dopo le recenti modifiche legislative introdotte nel 2025. Due temi risultano oggi particolarmente decisivi: la perdita della cittadinanza da parte dei figli minorenni dei cittadini naturalizzati all’estero e la possibile applicazione retroattiva della nuova normativa.
Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione sono state chiamate a chiarire il rapporto tra gli articoli 7 e 12 della legge n. 555 del 1912, norme che disciplinano la trasmissione e l’eventuale perdita della cittadinanza italiana. Il contrasto riguarda soprattutto i figli nati all’estero da cittadini italiani che possedevano già una doppia cittadinanza dalla nascita e che, durante la minore età, sono stati coinvolti nella naturalizzazione straniera del genitore.
Secondo un primo orientamento, il minore perderebbe automaticamente la cittadinanza italiana insieme al genitore naturalizzato. Un diverso indirizzo interpretativo sostiene invece che chi è nato già titolare di doppia cittadinanza conservi il diritto alla cittadinanza italiana fino a un’eventuale rinuncia volontaria una volta raggiunta la maggiore età.
La questione assume un’importanza enorme perché dalla decisione dipende la continuità della trasmissione della cittadinanza italiana per migliaia di discendenti nel mondo.
Parallelamente, le Sezioni Unite dovranno affrontare anche il tema della riforma introdotta dal decreto-legge n. 36 del 2025, che ha imposto limiti molto più rigidi al riconoscimento della cittadinanza iure sanguinis. La nuova disciplina prevede infatti restrizioni anche per persone nate prima dell’entrata in vigore della legge, salvo che la domanda amministrativa o giudiziaria sia stata presentata entro il 27 marzo 2025.
Questo aspetto ha aperto un ampio dibattito sulla retroattività della riforma e sulla tutela dei diritti già maturati. Molti ritengono che la cittadinanza per discendenza si acquisisca automaticamente alla nascita e che il riconoscimento successivo abbia natura soltanto dichiarativa.
La futura decisione della Cassazione, insieme a quella della Corte Costituzionale chiamata a pronunciarsi sempre sulle modifiche alla legge sulla cittadinanza italiana, sarà quindi determinante non solo per risolvere i contrasti interpretativi esistenti, ma anche per definire il rapporto tra la disciplina storica della cittadinanza italiana e i nuovi limiti introdotti dal legislatore. Per migliaia di famiglie di origine italiana residenti all’estero, il pronunciamento potrebbe incidere direttamente sul riconoscimento del proprio status civitatis, pertanto è fondamentale mantenersi aggiornati sui più recenti sviluppi giurisprudenziali.
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Il contenuto di questo articolo ha lo scopo di fornire indicazioni generali sull’argomento. Per dubbi o casi particolari è opportuno chiedere una consulenza specializzata in base alla vostra situazione specifica.
Articolo scritto da Alessia Ajelli, Managing Associate di LCA Studio Legale, avvocato specializzato in diritto dell'immigrazione e cittadinanza italiana, e Paolo Grassi, Trainee of LCA Studio Legale.
Articolo modificato in data 12/05/2026