Negli ultimi mesi il tema della cittadinanza italiana è tornato con forza al centro del dibattito politico, suscitando preoccupazione tra molti cittadini stranieri sposati o uniti civilmente con cittadini italiani. In particolare, chi risiede all’estero dovrebbe prestare molta attenzione agli sviluppi normativi in corso, perché il quadro attuale potrebbe cambiare in modo significativo nel prossimo futuro.
Oggi la legge consente allo straniero coniugato con un cittadino italiano di presentare domanda di cittadinanza italiana per matrimonio dopo due anni di matrimonio in caso di residenza in Italia, oppure dopo tre anni se la coppia vive all’estero. I tempi si riducono ulteriormente della meta qualora dal matrimonio o dall’unione civile siano nati dei figli. Si tratta di una procedura ben definita, che passa attraverso il portale del Ministero dell’Interno e richiede una serie di documenti, tra cui certificati di nascita, penali e la dimostrazione di una conoscenza adeguata della lingua italiana, almeno di livello B1.
Tuttavia, questa situazione potrebbe non durare a lungo. Un nuovo disegno di legge, attualmente all’esame del Parlamento, mira infatti a rendere più restrittivo l’accesso alla cittadinanza per chi acquisisce lo status per vincolo matrimoniale. Tra le ipotesi più discusse vi è l’allungamento dei tempi di attesa e, soprattutto, l’esclusione dei coniugi residenti all’estero dalla possibilità di presentare la domanda. Sebbene il testo non sia ancora stato approvato in via definitiva e possa subire modifiche, visti gli sviluppi degli ultimi mesi non è escluso un possibile iter legislativo relativamente rapido nel prossimo futuro.
Questo orientamento restrittivo non è isolato. Già nei mesi scorsi sono state introdotte misure più severe anche in materia di cittadinanza italiana per discendenza, per limitare il cosiddetto principio dello iure sanguinis, segno di una linea politica che punta a limitare in generale l’accesso alla cittadinanza. In questo contesto, la naturalizzazione tramite matrimonio o unione civile rischia di diventare un percorso più lungo e complesso rispetto a oggi.
Le domande presentate prima dell’eventuale entrata in vigore delle potenziali nuove norme continuerebbero a essere valutate secondo le regole attuali. Questo significa che chi possiede già i requisiti previsti dalla legge vigente avrebbe un vantaggio concreto nell’avviare la pratica senza attendere ulteriormente. Rimandare potrebbe tradursi non solo in tempi di attesa più lunghi, ma anche nella perdita totale della possibilità di accedere alla cittadinanza dall’estero.
Ottenere la cittadinanza italiana non è soltanto una formalità giuridica. Per molti rappresenta la possibilità di consolidare il proprio legame con il Paese, di vivere e lavorare liberamente nell’Unione Europea e di accedere a diritti fondamentali, come quello di richiedere il passaporto italiano. In un momento storico caratterizzato da incertezza normativa, muoversi per tempo diventa quindi una scelta strategica.
In definitiva, chi è sposato o unito civilmente con un cittadino italiano e sta valutando se presentare domanda di cittadinanza dovrebbe considerare attentamente lo scenario attuale. Avviare la procedura oggi, quando le regole sono ancora relativamente stabili, può fare la differenza tra un percorso chiaro e una strada molto più complicata domani.
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Il contenuto di questo articolo ha lo scopo di fornire indicazioni generali sull’argomento. Per dubbi o casi particolari è opportuno chiedere una consulenza specializzata in base alla vostra situazione specifica.
Articolo scritto da Alessia Ajelli, Managing Associate di LCA Studio Legale, avvocato specializzato in diritto dell'immigrazione e cittadinanza italiana.