Negli ultimi anni, dopo la Brexit, il regime di ingresso e soggiorno dei cittadini britannici nei Paesi dell’Unione Europea è stato oggetto di continui chiarimenti e aggiornamenti. In Italia, una delle questioni più rilevanti per aziende e professionisti riguarda la possibilità per i cittadini del Regno Unito di svolgere attività lavorative di breve durata senza richiedere un visto.
Fino a poco tempo fa, l’orientamento prevalente delle autorità italiane sembrava relativamente chiaro: i cittadini britannici potevano entrare in Italia per soggiorni inferiori a 90 giorni e svolgere attività lavorative retribuite senza necessità di visto o permesso di soggiorno. Tale interpretazione era stata confermata da diverse fonti istituzionali, tra cui il Ministero degli Affari Esteri, il Ministero del Lavoro e il Consolato italiano a Londra.
Recentemente, tuttavia, la situazione appare meno definita. Alcune modifiche apportate ai canali ufficiali del Ministero degli Affari Esteri hanno fatto emergere dubbi sull’effettiva permanenza di questo regime agevolato. In particolare, dal sito istituzionale sarebbe stata rimossa la parte che faceva espresso riferimento alla possibilità di svolgere lavoro retribuito senza visto durante soggiorni brevi.
Anche il portale ufficiale dedicato ai visti per l’Italia sembra riflettere un approccio più restrittivo. Inserendo “lavoro” come motivo del soggiorno, il sistema indicherebbe ora la necessità di ottenere un visto, elemento che contrasta con le indicazioni precedentemente fornite dalle autorità italiane.
Questa divergenza tra fonti ufficiali genera inevitabilmente incertezza sia per i lavoratori britannici sia per le imprese italiane e internazionali che organizzano trasferte temporanee in Italia. Al momento, infatti, non risulta pubblicato alcun provvedimento formale che chiarisca in modo definitivo se l’esenzione continui ad applicarsi oppure se il quadro normativo sia cambiato.
Un ulteriore elemento da considerare riguarda il principio di reciprocità tra Italia e Regno Unito. Alcune interpretazioni suggeriscono che l’esenzione potrebbe continuare a valere soltanto nella misura in cui ai cittadini italiani venga riconosciuto un trattamento equivalente nel territorio britannico per attività lavorative di breve durata.
In assenza di istruzioni ufficiali più precise, molte aziende stanno adottando un approccio prudenziale, valutando caso per caso la necessità di richiedere un visto prima dell’ingresso in Italia. Questa cautela è particolarmente importante per evitare possibili contestazioni durante i controlli alle frontiere o verifiche da parte delle autorità competenti.
Sarà quindi fondamentale attendere ulteriori chiarimenti da parte delle istituzioni italiane per comprendere se il regime di esenzione per i cittadini britannici sia effettivamente ancora applicabile oppure se siano entrate in vigore nuove limitazioni per le attività lavorative di breve durata in Italia.
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Il contenuto di questo articolo ha lo scopo di fornire indicazioni generali sull’argomento. Per dubbi o casi particolari è opportuno chiedere una consulenza specializzata in base alla vostra situazione specifica.
Articolo scritto da Alessia Ajelli, Managing Associate di LCA Studio Legale, avvocato specializzato in diritto dell'immigrazione e cittadinanza italiana.
Articolo modificato in data 08/06/2026