Con i più recenti interventi interpretativi dell’Amministrazione finanziaria, in particolare a seguito della risposta n. 82/2026 dell’Agenzia delle Entrate, sono stati forniti ulteriori chiarimenti in merito al nuovo regime fiscale destinato ai lavoratori che trasferiscono la propria residenza in Italia. Tale disciplina trova fondamento nell’articolo 5 del Decreto Legislativo n. 209 del 27 dicembre 2023 e si applica ai soggetti che rientrano nel territorio dello Stato a partire dal periodo d’imposta 2024.
L’agevolazione consiste in una significativa riduzione della base imponibile relativa ai redditi di lavoro dipendente, assimilato e autonomo prodotti in Italia. In linea generale, tali redditi concorrono alla formazione del reddito complessivo nella misura del 50%, percentuale che può ulteriormente ridursi al 40% al ricorrere di specifiche condizioni legate alla situazione familiare.
Questa agevolazione è particolarmente interessante non solo per i cittadini italiani che rientrano in Italia dopo un periodo di lavoro all’estero ma anche per i cittadini stranieri che intendono trasferirsi in Italia – per esempio, i cittadini extra-UE che intendono richiedere un visto e permesso di soggiorno per l’Italia, ad esempio per nomadi digitali e lavoratori da remoto.
Il caso oggetto di chiarimento
L’intervento dell’Agenzia delle Entrate prende in esame la posizione di un contribuente italiano residente all’estero da lungo tempo e iscritto all’AIRE, intenzionato a trasferire la propria residenza fiscale in Italia nel 2026. Il soggetto risulta titolare di un rapporto di lavoro subordinato con un datore di lavoro estero, rapporto che intende mantenere anche dopo il rientro, svolgendo l’attività esclusivamente in modalità di lavoro agile.
Dal punto di vista familiare, il contribuente è coniugato e padre di tre figli minorenni, già fiscalmente residenti in Italia a seguito del trasferimento della madre avvenuto nell’anno precedente.
In tale contesto, sono stati richiesti chiarimenti sia sull’accesso al regime agevolato sia sulla corretta determinazione della quota di reddito imponibile.
Compatibilità tra smart working e datore di lavoro estero
Uno degli aspetti centrali riguarda la possibilità di usufruire del regime pur mantenendo un rapporto di lavoro con un datore estero. L’Agenzia conferma un orientamento ormai consolidato: la continuità del rapporto con un soggetto non residente non preclude l’accesso all’agevolazione.
È quindi ammesso che il lavoratore, una volta trasferita la residenza fiscale in Italia, continui a operare per lo stesso datore di lavoro straniero, anche interamente in smart working. L’elemento determinante non è la localizzazione del datore di lavoro, bensì il luogo effettivo di svolgimento dell’attività lavorativa, che deve risultare prevalentemente situato nel territorio italiano.
Durata dell’agevolazione e condizioni di accesso
Il regime agevolato ha una durata complessiva di cinque anni: si applica a partire dal periodo d’imposta in cui avviene il trasferimento della residenza fiscale e per i quattro periodi successivi. Tuttavia, la sua fruizione è subordinata al mantenimento della residenza in Italia per almeno quattro anni; in caso contrario, si determina la decadenza dal beneficio con obbligo di restituzione delle imposte non versate, oltre agli interessi.
Restano inoltre fermi gli ulteriori requisiti previsti dalla normativa, tra cui:
la mancata residenza fiscale in Italia nei periodi precedenti secondo le tempistiche richieste;
il possesso di adeguati requisiti di qualificazione o specializzazione professionale;
lo svolgimento dell’attività lavorativa in misura prevalente nel territorio dello Stato.
Considerazioni finali
I chiarimenti forniti dall’Agenzia delle Entrate rafforzano un’interpretazione favorevole del regime, confermandone l’accessibilità anche in contesti lavorativi sempre più diffusi, come quello dello smart working internazionale. In particolare, viene ribadito che la sede del datore di lavoro non rappresenta un elemento ostativo, purché l’attività sia svolta principalmente in Italia.
Tali indicazioni contribuiscono a rendere il quadro normativo più certo e prevedibile, offrendo maggiore sicurezza ai lavoratori che valutano il rientro in Italia e intendono beneficiare delle agevolazioni fiscali previste.
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Il contenuto di questo articolo ha lo scopo di fornire indicazioni generali sull’argomento. Per dubbi o casi particolari è opportuno chiedere una consulenza specializzata in base alla vostra situazione specifica.
Articolo scritto da Alessia Ajelli, Managing Associate di LCA Studio Legale, avvocato specializzato in diritto dell'immigrazione e cittadinanza italiana.