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Permesso di soggiorno Van der Elst: un caso pratico

Distacco temporaneo di lavoratori extra-UE per la libera prestazione di servizi nell’Unione europea.

Il regime Van der Elst consente alle imprese di prestare servizi oltre frontiera con il proprio personale, senza burocrazia inutile, nel rispetto delle norme del paese ospitante e del carattere temporaneo del distacco

Il permesso di soggiorno e lavoro “Van der Elst” è uno strumento giuridico che consente ai lavoratori di cittadinanza extra-UE, regolarmente assunti da un’impresa stabilita in uno Stato membro dell’Unione europea, di essere temporaneamente distaccati in un altro paese dell’Unione per svolgere una prestazione di servizi nell’ambito di un contratto di appalto internazionale. Si tratta, quindi, di un meccanismo pensato per agevolare la mobilità delle imprese all’interno del mercato unico.

L’origine di questa figura risale a una sentenza della Corte di giustizia del 9 agosto 1994, che ha preso il nome dal caso che l’ha generata. Il procedimento riguardava un imprenditore belga, Raymond Van der Elst, titolare di un’impresa a Bruxelles che impiegava lavoratori marocchini regolarmente residenti e autorizzati a lavorare in Belgio. Nel 1989 l’azienda aveva ottenuto un appalto in Francia e vi aveva inviato una squadra di operai, tra cui alcuni di questi dipendenti.

Nonostante fossero in possesso di un visto di breve durata, le autorità francesi contestarono la loro presenza perché privi di un permesso di lavoro francese, sanzionando l’imprenditore. Van der Elst impugnò la decisione, sostenendo che tale obbligo rappresentasse un ostacolo alla libera prestazione di servizi garantita dal diritto comunitario. La Corte di giustizia gli diede ragione, stabilendo che uno Stato membro non può imporre a un’impresa stabilita in un altro Stato dell’Unione di ottenere un ulteriore permesso di lavoro per i propri dipendenti cittadini di paesi terzi, se questi sono regolarmente assunti e residenti nello Stato di origine.

Da questa pronuncia deriva il principio secondo cui i lavoratori extra-UE impiegati in modo regolare in uno Stato membro possono essere distaccati temporaneamente in un altro paese dell’Unione senza necessità di un nuovo visto di lavoro locale. Nel tempo, tale principio è stato recepito in maniera diversa dalle legislazioni nazionali.

Alcuni paesi, come l’Irlanda, prevedono un vero e proprio visto specifico da richiedere presso le rappresentanze diplomatiche. L’Italia, invece, disciplina il caso attraverso un permesso di lavoro previsto dall’articolo 27, comma 1-bis del Testo unico sull’immigrazione, destinato ai lavoratori non comunitari distaccati da imprese europee nell’ambito di un contratto di appalto. Questo titolo viene rilasciato al di fuori delle quote annuali di ingresso, proprio in applicazione dei principi stabiliti dalla sentenza Van der Elst.

Nel contesto italiano, il distacco comporta anche alcuni adempimenti amministrativi. L’impresa che invia lavoratori deve effettuare una comunicazione preventiva di distacco tramite il portale del Ministero del Lavoro, nominare un referente domiciliato in Italia e garantire il rispetto delle condizioni di lavoro e retributive previste dalla normativa italiana. Inoltre, è tenuta a conservare la documentazione relativa al distacco per eventuali controlli.

Per rientrare nel regime Van der Elst, il lavoratore deve risiedere legalmente nello Stato membro in cui ha sede il datore di lavoro, essere regolarmente assunto e venire inviato all’estero esclusivamente per eseguire una prestazione di servizi nell’ambito di un contratto tra l’impresa di origine e quella ospitante. Il soggiorno è strettamente legato alla durata dell’incarico e non consente attività lavorative diverse da quelle autorizzate.

La richiesta del permesso di soggiorno e lavoro richiede documenti che attestino l’identità del lavoratore, la sua residenza legale nello Stato di origine, il rapporto di lavoro e l’esistenza del contratto di appalto di servizi tra l’azienda distaccante e la distaccataria italiana. I tempi e la durata del titolo variano da paese a paese: ad esempio, in Irlanda il visto può coprire fino a dodici mesi, mentre in Italia il permesso può arrivare fino a due anni ed essere rinnovato a determinate condizioni.

In sostanza, il regime Van der Elst rappresenta uno strumento fondamentale per garantire la libera prestazione dei servizi nell’Unione europea, permettendo alle imprese di operare oltre frontiera con il proprio personale, senza creare ostacoli burocratici ingiustificati, ma nel rispetto delle norme del paese ospitante e del carattere temporaneo del distacco.

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Il contenuto di questo articolo ha lo scopo di fornire indicazioni generali sull’argomento. Per dubbi o casi particolari è opportuno chiedere una consulenza specializzata in base alla vostra situazione specifica.


Articolo scritto da Alessia AjelliManaging Associate di LCA Studio Legale, avvocato specializzato in diritto dell'immigrazione e cittadinanza italiana, e Paolo GrassiTrainee of LCA Studio Legale.