Italian descendents visa (1920 x 640 px)

Visto e permesso di soggiorno per discendenti di cittadini italiani: come funzionerà

Una nuova via per i discendenti di italiani che desiderano trasferirsi in Italia per lavoro

La nuova normativa introduce un canale alternativo alla cittadinanza *iure sanguinis*: per i discendenti di italiani provenienti dai Paesi interessati, il lavoro subordinato consente di entrare in Italia fuori dalle quote del *Decreto Flussi*, previa offerta di lavoro e documentazione della discendenza.

Le modifiche introdotte nel 2025 alla disciplina della cittadinanza italiana per discendenza hanno introdotto, accanto alle maggiori restrizioni per il riconoscimento della cittadinanza iure sanguinis, una nuova possibilità per alcuni cittadini stranieri di origine italiana che desiderano trasferirsi in Italia per motivi di lavoro.

Il nuovo canale è stato previsto dal Decreto-Legge n. 36/2024 attraverso l’introduzione dell’art. 27, comma 1-octies, del Testo Unico dell’Immigrazione. L’obiettivo è quello di consentire l’ingresso in Italia per lavoro a persone che, pur avendo un’ascendenza italiana, non possono più ottenere la cittadinanza sulla base della propria discendenza.

La misura presenta quindi un interesse particolare per i discendenti di italiani che intendono trasformare il legame con l’Italia in un progetto concreto di trasferimento e inserimento lavorativo.

Quali cittadini possono beneficiare della nuova procedura?

La possibilità non riguarda indistintamente tutti i cittadini stranieri di origine italiana. Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale ha individuato specificamente i Paesi interessati dalla misura.

Attualmente rientrano nell'elenco:

  • Venezuela;

  • Argentina;

  • Brasile;

  • Stati Uniti d'America;

  • Australia;

  • Canada;

  • Uruguay.

La scelta è stata effettuata considerando il numero di cittadini italiani iscritti all'AIRE presenti nei diversi Paesi. In particolare, al 31 dicembre 2024, gli Stati individuati registravano più di 100.000 cittadini italiani iscritti all'anagrafe degli italiani residenti all'estero.

La disciplina potrebbe tuttavia essere estesa in futuro anche ad altri Paesi sulla base dello stesso criterio.

Lavorare in Italia senza passare necessariamente dalle quote

Uno degli elementi più rilevanti della nuova disciplina riguarda il lavoro subordinato.

Il cittadino straniero di origine italiana che disponga di un'offerta di lavoro in Italia può accedere alla procedura al di fuori delle quote annuali previste dal sistema ordinario del Decreto Flussi.

Si tratta di una differenza significativa rispetto alle normali procedure di ingresso per lavoro, soprattutto per chi non possiede qualifiche tali da consentire l'accesso ad altri specifici canali, come quelli previsti per alcune categorie di lavoratori altamente qualificati.

In questo modo, la discendenza italiana diventa il presupposto che consente di utilizzare un percorso di ingresso alternativo, senza essere vincolati ai limiti numerici annuali e alle tempistiche proprie del cosiddetto click day.

Quali documenti e passaggi sono necessari per il lavoro subordinato?

La procedura prende avvio dall'esistenza di una concreta opportunità lavorativa in Italia.

Il richiedente dovrà dimostrare sia l'esistenza dell'offerta di lavoro sia il proprio legame di discendenza da un antenato italiano. A tal fine, la documentazione della genealogia e, in particolare, gli atti di nascita relativi alla linea di discendenza assumono un ruolo centrale.

Successivamente, il procedimento segue le principali fasi previste per l'ingresso di lavoratori stranieri:

  1. il datore di lavoro italiano presenta la richiesta necessaria per l'ingresso del lavoratore;

  2. lo Sportello Unico per l'Immigrazione della Prefettura procede con il rilascio del nulla osta;

  3. il lavoratore richiede il visto nazionale per lavoro presso il consolato italiano competente;

  4. una volta ottenuto il visto, il lavoratore può entrare in Italia;

  5. dopo l'ingresso, viene richiesto il permesso di soggiorno alla Questura.

Il permesso di soggiorno rappresenta quindi l'ultimo passaggio della procedura di ingresso e consente al cittadino straniero di soggiornare regolarmente in Italia in relazione all'attività lavorativa autorizzata.

E se il discendente vuole svolgere un'attività autonoma?

Il quadro cambia quando l'attività prevista non è un rapporto di lavoro subordinato, ma un'attività di lavoro autonomo.

In questo caso, infatti, l'ingresso dei cittadini stranieri di origine italiana continua a essere sottoposto al sistema delle quote.

Per il triennio 2026-2028 sono previste quote particolarmente limitate: 10 ingressi complessivi per i cittadini provenienti dal Venezuela e 40 per ciascuno degli altri Paesi compresi nella misura, per ogni anno del triennio.

Anche la procedura presenta alcuni passaggi specifici. Il richiedente deve innanzitutto ottenere la documentazione che attesti la possibilità di esercitare in Italia la specifica attività professionale, tenendo conto degli eventuali requisiti autorizzatori previsti per le professioni regolamentate.

È inoltre necessario ottenere il nulla osta della Questura della provincia nella quale si intende avviare l'attività. A seguire, il richiedente dovrà ottenere il visto nazionale presso il consolato italiano e, una volta entrato in Italia, richiedere il relativo permesso di soggiorno.

Un'opportunità alternativa alla cittadinanza per discendenza

La particolarità della nuova disciplina sta dunque nel suo rapporto con le recenti restrizioni in materia di cittadinanza italiana.

Da un lato, il riconoscimento della cittadinanza per discendenza è diventato più limitato per alcune categorie di discendenti di cittadini italiani. Dall'altro, viene offerto un percorso alternativo a chi, pur non potendo ottenere la cittadinanza sulla base delle proprie origini familiari, mantiene un legame con l'Italia e desidera stabilirsi nel Paese per lavorare.

Per i discendenti di italiani provenienti dai Paesi individuati dalla normativa, soprattutto nel caso di un'offerta di lavoro subordinato, la nuova procedura può quindi rappresentare un canale di ingresso particolarmente interessante.

Il punto centrale è che il legame genealogico con un antenato italiano non comporta automaticamente il riconoscimento della cittadinanza, ma può assumere una funzione diversa: diventare il presupposto per accedere a una specifica procedura di ingresso per motivi di lavoro.

In prospettiva, questa disciplina potrebbe inoltre essere estesa ad altri Paesi, rendendo il nuovo canale potenzialmente rilevante per una platea ancora più ampia di persone di origine italiana interessate a trasferirsi in Italia.

In sintesi

La nuova disciplina crea un percorso distinto rispetto a quello della cittadinanza iure sanguinis. Per i cittadini dei Paesi individuati che possiedono un'ascendenza italiana, il lavoro subordinato consente di entrare in Italia senza essere soggetti alle quote del Decreto Flussi, purché siano presenti un'offerta di lavoro e la documentazione necessaria a dimostrare la discendenza.

Dopo il nulla osta e il visto nazionale, l'ingresso in Italia deve essere seguito dalla richiesta del permesso di soggiorno.

Per il lavoro autonomo, invece, rimangono applicabili le quote stabilite per gli ingressi dall'estero.

La misura si presenta quindi come un nuovo strumento di immigrazione regolare che, collegando l'origine italiana alle esigenze del mercato del lavoro, offre ai discendenti di italiani una possibile alternativa quando il riconoscimento della cittadinanza per discendenza non risulta più accessibile.

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Il contenuto di questo articolo ha lo scopo di fornire indicazioni generali sull’argomento. Per dubbi o casi particolari è opportuno chiedere una consulenza specializzata in base alla vostra situazione specifica.

Articolo scritto da Alessia Ajelli, Managing Associate di LCA Studio Legale, avvocato specializzato in diritto dell'immigrazione e cittadinanza italiana. 

 

Articolo modificato in data 07/10/2026