Corte Costituzionale e causa Torino (1920 x 640 px)

Cittadinanza italiana per discendenza: pubblicata la sentenza della Corte Costituzionale sul caso di Torino

La Corte Costituzionale definisce i limiti della riforma e riafferma i criteri di accesso alla cittadinanza per discendenza

Nel mese di giugno, la Corte Costituzionale italiana sarà chiamata a esaminare ulteriori procedimenti provenienti da altri tribunali italiani, tra cui Campobasso e Mantova

Informazioni aggiornate al 2026 

Il 30 aprile 2026 la Corte Costituzionale italiana ha reso nota la decisione relativa alla questione di legittimità sollevata dal tribunale di Torino riguardo alla recente riforma sulla cittadinanza italiana per discendenza. La pronuncia arriva a seguito dell’udienza dell’11 marzo 2026 e chiarisce diversi aspetti controversi introdotti dalla nuova normativa.

Come già anticipato da un comunicato ufficiale, i giudici costituzionali hanno ritenuto le questioni sollevate in parte inammissibili e in parte prive di fondamento. La decisione rappresenta un passaggio importante nel dibattito sull’accesso alla cittadinanza italiana iure sanguinis, soprattutto per gli stranieri di origine italiana.

Uno dei temi centrali affrontati riguarda la presunta retroattività della legge. La Corte ha escluso che si tratti di una revoca di un diritto già acquisito, sostenendo invece che le nuove restrizioni costituiscono una limitazione originaria all’accesso alla cittadinanza. In altre parole, chi non aveva ancora ottenuto un riconoscimento formale non poteva essere considerato cittadino italiano a tutti gli effetti.

Un altro punto discusso concerne il principio di uguaglianza. Secondo i giudici, la differenza di trattamento tra chi ha presentato domanda prima e chi dopo l’entrata in vigore delle nuove regole non viola tale principio. È infatti normale che una riforma legislativa introduca norme transitorie che producono effetti differenti tra categorie di soggetti.

La Corte si è espressa anche sul tema dell’affidamento legittimo degli stranieri potenzialmente beneficiari della cittadinanza. Pur riconoscendo questo principio, ha sottolineato che esso deve essere accompagnato da un legame concreto con lo Stato italiano. Inoltre, l’ottenimento della cittadinanza dipende sempre da un procedimento amministrativo o giudiziario, il cui esito non è mai garantito. Di conseguenza, non si può parlare di un’aspettativa giuridicamente tutelata. La sentenza evidenzia anche alcune misure compensative introdotte dalla riforma, come percorsi agevolati per persone di origine italiana e condizioni più favorevoli per determinati casi familiari.

Per quanto riguarda la prevedibilità delle modifiche legislative, la Corte ha ritenuto che i cambiamenti fossero tutt’altro che improvvisi. Già in precedenza erano state avanzate proposte per restringere l’accesso alla cittadinanza, e recentemente erano stati introdotti costi più elevati per le procedure giudiziarie ed amministrative. Anche il confronto con altri Paesi europei dimostra che simili limitazioni non rappresentano un’eccezione.

Respinte anche le contestazioni basate sul diritto dell’Unione europea. Secondo la Corte, le norme europee sulla cittadinanza si applicano esclusivamente a chi possiede già lo status di cittadino dell’UE. Pertanto, chi non soddisfa più i requisiti previsti dalla nuova legge italiana non può invocare tali tutele.

Infine, sono state dichiarate inammissibili le censure fondate sul diritto internazionale, inclusi i richiami alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e alla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. La Corte ha ricordato che la prima non ha carattere vincolante, mentre la seconda non garantisce un diritto alla cittadinanza, ma si limita a prevedere altre forme di tutela.

Nel mese di giugno, la Corte Costituzionale italiana sarà chiamata a esaminare ulteriori procedimenti provenienti da altri tribunali italiani, tra cui Campobasso e Mantova. Questi casi presentano questioni più ampie e potrebbero offrire nuovi elementi interpretativi. Per questo motivo, il dibattito sulla cittadinanza italiana per discendenza è destinato a rimanere aperto ancora a lungo.

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Il contenuto di questo articolo ha lo scopo di fornire indicazioni generali sull’argomento. Per dubbi o casi particolari è opportuno chiedere una consulenza specializzata in base alla vostra situazione specifica.

 

Articolo scritto da Alessia Ajelli, Managing Associate di LCA Studio Legale, avvocato specializzato in diritto dell'immigrazione e cittadinanza italiana, e Paolo Grassi, Trainee of LCA Studio Legale. 

Articolo modificato in data 4/05/2026