La recente evoluzione della normativa italiana sulla cittadinanza ha aperto un nuovo capitolo nel confronto giuridico relativo all’acquisto della cittadinanza per discendenza. Dopo un lungo dibattito sulla compatibilità delle modifiche introdotte alla disciplina della cittadinanza con i principi costituzionali italiani, la questione è ora approdata anche davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea.
Il passaggio decisivo è rappresentato dall’Ordinanza n. 147/2026 della Corte costituzionale italiana, con la quale è stata sottoposta alla Corte di giustizia dell’Unione europea una questione pregiudiziale riguardante la compatibilità della nuova disciplina italiana con il diritto dell’Unione.
Dalla normativa nazionale al diritto dell’Unione europea
La materia della cittadinanza appartiene, in linea generale, alla competenza degli Stati membri. Ciò significa che ciascun Paese conserva un ampio margine di autonomia nel determinare chi possa acquisire la propria cittadinanza e secondo quali condizioni.
Questa competenza nazionale, tuttavia, non è completamente estranea all'ordinamento dell'Unione europea. L'acquisizione della cittadinanza di uno Stato membro comporta infatti anche l'attribuzione dello status di cittadino dell'Unione.
L’articolo 9 del Trattato sull’Unione europea e l’articolo 20 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea stabiliscono, infatti, il principio secondo cui chi possiede la cittadinanza di uno Stato membro è anche cittadino dell’Unione europea.
La cittadinanza nazionale assume quindi una duplice dimensione: da un lato determina il rapporto giuridico tra la persona e lo Stato di appartenenza; dall’altro costituisce il presupposto per l’esercizio di una serie di diritti riconosciuti direttamente dall’ordinamento europeo.
È proprio questo collegamento tra cittadinanza nazionale e cittadinanza europea ad aver reso necessario, secondo la Corte costituzionale, un esame della questione anche alla luce del diritto dell’Unione.
Perché il rinvio alla Corte di giustizia è rilevante
La questione assume particolare importanza per coloro che sono interessati alla cittadinanza italiana per discendenza, soprattutto alla luce delle modifiche apportate alla disciplina contenuta nella Legge n. 91/1992 dal Decreto-Legge n. 36/2025, successivamente convertito nella Legge n. 74/2025.
Il rinvio pregiudiziale consente alla Corte di giustizia di pronunciarsi sull’interpretazione e sulla compatibilità delle disposizioni nazionali rilevanti con i principi dell’ordinamento europeo.
Non si tratta, pertanto, di una semplice ulteriore fase del dibattito nazionale. Il procedimento introduce un parametro sovranazionale destinato a incidere sull’interpretazione della normativa italiana nella misura in cui essa rientri nell’ambito di applicazione del diritto dell’Unione.
La decisione della Corte di giustizia potrà quindi fornire indicazioni importanti sui rapporti tra la potestà legislativa degli Stati membri in materia di cittadinanza e gli obblighi derivanti dall’appartenenza all’Unione europea.
Il procedimento davanti alla Corte di giustizia
La questione è stata registrata presso la Corte di giustizia dell’Unione europea come causa C-816/26.
Il procedimento pregiudiziale prevede una fase scritta nella quale le parti interessate, le istituzioni dell’Unione e gli Stati membri possono presentare osservazioni alla Corte. Nel caso in esame, il termine indicato per il deposito delle osservazioni scritte è di due mesi e dieci giorni dalla notifica del rinvio, avvenuta il 26 agosto 2026.
Alla fase scritta potrà seguire un’udienza presso la Corte di giustizia a Lussemburgo, qualora ne ricorrano i presupposti. Al termine del procedimento, la Corte pronuncerà la propria decisione sulla questione sottoposta dalla Corte costituzionale italiana.
I tempi di un procedimento pregiudiziale possono variare in funzione della complessità della questione e delle fasi processuali necessarie. Per questo motivo, la conclusione della causa non può essere individuata con certezza in una data prestabilita.
Quali conseguenze potrà avere la decisione europea?
Il pronunciamento della Corte di giustizia sarà particolarmente significativo perché potrà contribuire a chiarire il rapporto tra le nuove regole italiane sulla cittadinanza e i principi del diritto dell’Unione europea.
La questione riguarda, in particolare, il delicato equilibrio tra la competenza degli Stati membri nel disciplinare l’acquisto della cittadinanza e le conseguenze che tale disciplina produce sullo status di cittadino dell’Unione.
Per le persone interessate alla cittadinanza italiana per discendenza, l’esito del procedimento sarà quindi importante anche sotto il profilo dell’interpretazione futura della normativa. Tuttavia, fino alla conclusione del procedimento davanti alla Corte di giustizia e agli eventuali successivi sviluppi sul piano nazionale, non è possibile anticipare quale sarà l’impatto concreto della decisione sui singoli procedimenti.
Una questione destinata a rimanere al centro del dibattito
Il rinvio alla Corte di giustizia segna dunque un passaggio significativo nella vicenda normativa della cittadinanza italiana.
Il confronto, iniziato sul piano della compatibilità della riforma con i principi dell’ordinamento costituzionale italiano, si estende ora al diritto dell’Unione europea. La futura pronuncia della Corte di giustizia potrà contribuire a definire con maggiore precisione i limiti entro i quali gli Stati membri possono disciplinare la propria cittadinanza quando tale disciplina incide, direttamente o indirettamente, sullo status di cittadino dell’Unione.
Per questo motivo, la causa C-816/26 rappresenta un procedimento da seguire con particolare attenzione: la sua conclusione potrà fornire elementi rilevanti per comprendere l’evoluzione della normativa italiana e il futuro quadro giuridico relativo all’acquisto della cittadinanza per discendenza.
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Il contenuto di questo articolo ha lo scopo di fornire indicazioni generali sull’argomento. Per dubbi o casi particolari è opportuno chiedere una consulenza specializzata in base alla vostra situazione specifica.
Articolo scritto da Alessia Ajelli, Managing Associate di LCA Studio Legale, avvocato specializzato in diritto dell'immigrazione e cittadinanza italiana, e Paolo Grassi, Trainee of LCA Studio Legale.
Articolo modificato in data 29/09/2026