L’Italia consente ai cittadini di Paesi non appartenenti all’Unione Europea di entrare nel territorio nazionale per sottoporsi a cure mediche programmate, purché siano rispettate determinate condizioni. Si tratta di una procedura specifica, distinta dai normali ingressi per turismo o per altri motivi, che richiede una documentazione sanitaria ed economica adeguata.
La disciplina principale è contenuta nell’articolo 36 del Testo Unico sull’Immigrazione, che prevede la possibilità di ottenere un visto per cure mediche e, quando necessario, il relativo permesso di soggiorno. La procedura può riguardare anche un eventuale accompagnatore del paziente.
Come ottenere il visto per cure mediche
Il cittadino non-UE che si trova all’estero deve presentare la domanda presso la rappresentanza diplomatica o consolare italiana competente per il proprio luogo di residenza.
Prima della richiesta è necessario aver individuato una struttura sanitaria italiana, pubblica o privata accreditata, disponibile a effettuare il trattamento. La struttura deve fornire una dichiarazione contenente le informazioni essenziali sulle cure, indicando la tipologia dell’intervento o della terapia, la data prevista di inizio, la durata e, se necessario, il periodo di ricovero.
Tra gli elementi fondamentali della domanda vi è anche la dimostrazione della disponibilità economica necessaria a sostenere il trattamento e il soggiorno in Italia. La normativa prevede, inoltre, il versamento di una quota a titolo di deposito, calcolata in relazione al costo presumibile delle cure.
Il richiedente deve poter dimostrare di disporre di risorse sufficienti anche per le spese di vitto e alloggio, nonché per l’eventuale rimpatrio del paziente e dell’accompagnatore. La documentazione sanitaria proveniente dall’estero deve essere predisposta secondo le formalità richieste dalla rappresentanza consolare competente, comprese, quando necessarie, le traduzioni.
Il soggiorno dell’accompagnatore
La normativa considera anche le esigenze del paziente che necessita di assistenza. Per questo motivo, il visto per cure mediche può essere rilasciato anche alla persona che lo accompagna, purché siano rispettati i requisiti previsti dalla legge.
L’accompagnatore deve, a sua volta, poter sostenere le spese relative alla permanenza in Italia e deve essere inserito nella documentazione presentata nell’ambito della procedura.
Il permesso di soggiorno dopo l’ingresso in Italia
L’ingresso con un visto per cure mediche non conclude necessariamente gli adempimenti amministrativi. Una volta arrivato in Italia, lo straniero deve seguire la procedura prevista per ottenere il permesso di soggiorno per motivi di cura, rivolgendosi alla Questura competente.
La durata del titolo è collegata al periodo necessario per effettuare il trattamento sanitario e può essere rinnovata qualora le cure debbano proseguire e tale necessità sia adeguatamente documentata.
Il soggiorno rimane quindi strettamente legato alla finalità sanitaria che ne ha giustificato l’ingresso e non costituisce, di per sé, un percorso verso la stabilizzazione permanente in Italia.
Se il cittadino straniero si trova già in Italia
Diversa è la situazione dello straniero che si trova già sul territorio italiano e presenta condizioni di salute particolarmente gravi. In questi casi possono trovare applicazione specifiche disposizioni del Testo Unico sull’Immigrazione, diverse da quelle previste per chi arriva dall’estero con l’obiettivo di ricevere un trattamento programmato.
La normativa prevede inoltre particolari forme di tutela per la gravidanza e per il periodo immediatamente successivo al parto. La possibilità di ottenere un titolo di soggiorno dipende, in questi casi, dalla situazione concreta e dalla documentazione sanitaria richiesta dalla legge.
È quindi fondamentale distinguere tra il visto per cure mediche richiesto dall’estero e le forme di tutela previste per chi è già presente in Italia, poiché presupposti e procedure non coincidono.
Cure mediche e programmi umanitari
Esistono infine ipotesi specifiche in cui l’ingresso in Italia per motivi sanitari può avvenire nell’ambito di programmi umanitari autorizzati dalle competenti autorità italiane. Questi strumenti possono assumere particolare importanza quando determinate cure specialistiche non sono disponibili o facilmente accessibili nel Paese di provenienza.
Si tratta tuttavia di procedure differenti dalla normale richiesta individuale di visto per cure mediche e soggette a specifiche autorizzazioni istituzionali.
Il visto per cure mediche non dà diritto alla cittadinanza italiana
Un aspetto importante riguarda la distinzione tra il soggiorno per motivi sanitari e gli altri percorsi di immigrazione. L’ottenimento di un visto o di un permesso di soggiorno per cure mediche non comporta automaticamente alcun diritto alla cittadinanza italiana.
Il titolo è infatti legato alla necessità di ricevere il trattamento sanitario per il quale è stato concesso. Eventuali successive possibilità di soggiornare in Italia per altri motivi, e quindi di risiedere in Italia per il periodo necessario a presentare poi istanza di acquisto della cittadinanza italiana per residenza,devono essere valutate separatamente, sulla base dei requisiti previsti dalla normativa applicabile.
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Il contenuto di questo articolo ha lo scopo di fornire indicazioni generali sull’argomento. Per dubbi o casi particolari è opportuno chiedere una consulenza specializzata in base alla vostra situazione specifica.
Articolo scritto da Alessia Ajelli, Managing Associate di LCA Studio Legale, avvocato specializzato in diritto dell'immigrazione e cittadinanza italiana, e Paolo Grassi, Trainee of LCA Studio Legale.
Articolo modificato in data 02/10/2026