L’Italia consente ai cittadini extracomunitari altamente qualificati di vivere nel Paese e svolgere la propria attività professionale da remoto attraverso il visto per nomadi digitali e lavoratori da remoto. Per ottenerlo, tuttavia, non basta lavorare online: è necessario dimostrare di possedere i requisiti professionali, economici e assicurativi previsti dalla normativa e di svolgere la propria attività come nomade digitale.
Chi può richiedere il visto per nomadi digitali?
La normativa distingue tra nomadi digitali, che svolgono un’attività autonoma, e lavoratori da remoto, che operano come dipendenti. Entrambe le categorie devono esercitare un’attività altamente qualificata, dimostrando di possedere una formazione adeguata oppure l’esperienza professionale richiesta.
In entrambi i casi occorre documentare almeno sei mesi di esperienza nell’attività che si intende svolgere in Italia come nomade digitale prima della presentazione dell’istanza di rilascio del visto.
Come si dimostra la qualifica di nomade digitale e lavoratore altamente specializzato?
Per dimostrare le proprie competenze quali nomadi digitali e lavoratori altamente specializzati, possono essere presentati contratti precedenti, lettere di incarico, accordi con clienti, fatture e altri documenti che attestino la natura e la durata dell’esperienza professionale. Ai fini della dimostrazione della alta specializzazione e qualifica professionale, si applicano le medesime condizioni previste per i lavoratori che intendono richiedere una Carta Blu UE e quindi il lavoratore può dimostrare:
a) il possesso di un titolo di istruzione superiore di livello terziario o di una qualificazione professionale di livello post secondario, rilasciato dall’autorità competente nel Paese dove è stato conseguito che attesti il completamento di un percorso di istruzione superiore di durata almeno triennale;
b) il possesso dei requisiti previsti dal decreto legislativo 6 novembre 2007, n. 206 esclusivamente per l’ esercizio di professioni regolamentate;
c) il possesso di una qualifica professionale superiore attestata da almeno 5 anni di esperienza professionale pertinenti alla professione o al settore nel quale intende svolgere la propria attività;
d) il possesso, solo per quanto riguarda specialisti nel settore IT, di una qualifica professionale superiore attestata da almeno 3 anni di esperienza professionale pertinente acquisita nei 7 anni precedenti la presentazione della domanda visto.
Quali requisiti bisogna dimostrare?
Oltre alle qualifiche professionali, il richiedente deve dimostrare di disporre di un reddito annuo lecito sufficiente a sostenere il soggiorno. Il riferimento normativo prevede una soglia pari al triplo dell’importo richiesto per l’esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria (indicativamente intorno ai 28.000 Euro lordi).
Per provare la disponibilità economica sono utili le dichiarazioni reddituali e gli altri documenti relativi ai guadagni dell’anno precedente. I lavoratori dipendenti possono inoltre presentare il contratto di lavoro o un’offerta vincolante, che deve rispettare i requisiti retributivi previsti dalla normativa.
È inoltre necessario disporre di un’assicurazione sanitaria valida in Italia per tutta la permanenza e documentare una sistemazione abitativa adeguata, ad esempio mediante un contratto di locazione o un atto di proprietà di un immobile in Italia. Per i lavoratori dipendenti, il datore di lavoro deve anche fornire la dichiarazione richiesta dalla legge in merito all’assenza delle condanne pertinenti previste dalla normativa sull’immigrazione negli ultimi cinque anni.
Come si presenta la domanda?
La procedura inizia presso l’ambasciata o il consolato italiano competente nel Paese di residenza, dove occorre richiedere il visto e presentare la documentazione necessaria. Per questa categoria non è richiesto un preventivo nulla osta al lavoro.
Dopo l’ingresso in Italia, il richiedente deve presentare domanda di permesso di soggiorno entro otto giorni lavorativi presso la Questura competente, esibendo i documenti già presentati per il visto.
Il permesso ha generalmente una durata di un anno ed è rinnovabile se continuano a sussistere i requisiti professionali, reddituali e assicurativi. La possibilità di rinnovarlo dipende quindi dal mantenimento delle condizioni richieste, non dal semplice possesso del titolo iniziale.
Quali sono gli obblighi fiscali e previdenziali?
Il soggiorno in Italia può comportare obblighi fiscali e contributivi anche quando il datore di lavoro o i clienti si trovano all’estero. La situazione deve essere valutata considerando la residenza fiscale, la durata della permanenza e le eventuali convenzioni internazionali applicabili.
Per i professionisti autonomi diverrà necessaria l’apertura di una partita IVA, che non avviene automaticamente con il rilascio del permesso di soggiorno ma che consiste in un adempimento separato ed ulteriore da gestire di norma con l’ausilio di un commercialista.
Conclusioni
Per dimostrare di essere un nomade digitale in Italia occorre presentare documenti che attestino l’esperienza professionale, la natura qualificata dell’attività, la disponibilità economica, l’assicurazione sanitaria e la sistemazione abitativa.
Preparare una documentazione coerente e verificare i requisiti aggiornati presso il Consolato competente sono passaggi fondamentali per affrontare correttamente la procedura ed evitare che il Consolato possa richiedere documentazione integrativa e/o valutare negativamente l’istanza.
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Il contenuto di questo articolo ha lo scopo di fornire indicazioni generali sull’argomento. Per dubbi o casi particolari è opportuno chiedere una consulenza specializzata in base alla vostra situazione specifica.
Articolo scritto da Alessia Ajelli, Managing Associate di LCA Studio Legale, avvocato specializzato in diritto dell’immigrazione e cittadinanza italiana, e Paolo Grassi, Trainee di LCA Studio Legale.
Articolo modificato in data 28/10/2026