La recente riforma approvata dal Parlamento italiano il 14 gennaio 2026 introduce cambiamenti rilevanti nel sistema di gestione delle domande di riconoscimento della cittadinanza italiana per discendenza, ridefinendo il ruolo dei consolati e modificando in profondità l’accesso al procedimento per i cittadini maggiorenni residenti all’estero. Sebbene l’intervento normativo venga presentato come una misura di razionalizzazione amministrativa, le sue ricadute pratiche sollevano interrogativi significativi sul piano dell’effettiva tutela del diritto.
Il Disegno di Legge n. 1683 incide su due aspetti centrali: il numero di istanze che possono essere accettate annualmente e la durata massima del procedimento. Per i primi cinque anni di applicazione, infatti, viene introdotto un limite quantitativo alle domande di cittadinanza jure sanguinis che l’amministrazione potrà ricevere. Parallelamente, il termine per la conclusione dell’istruttoria viene esteso fino a 36 mesi dalla presentazione della richiesta.
Questa impostazione segna un cambiamento di paradigma. L’ammissibilità della domanda non dipenderà più esclusivamente dalla sussistenza dei requisiti previsti dalla legge, ma anche dalla capacità operativa dell’apparato amministrativo. In altri termini, il riconoscimento della cittadinanza si vedrà con tutta probabilità condizionato da limiti numerici e da tempi di attesa sempre più lunghi.
Nella fase transitoria, prevista fino al 2029, i consolati continueranno a gestire le domande, ma entro un tetto annuo calcolato sulla base dei procedimenti definiti l’anno precedente. Successivamente, le competenze verranno accentrate presso un ufficio unico del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale a Roma. Da quel momento, le istanze dei maggiorenni residenti all’estero dovranno essere presentate direttamente alla struttura centrale.
Questo passaggio comporterà anche un ritorno a una gestione prevalentemente cartacea, con l’invio di documentazione originale dall’estero. Un elemento che, secondo molti operatori del settore, potrebbe aumentare i costi, i rischi logistici e i margini di rallentamento, incidendo indirettamente anche sui tempi di rilascio del passaporto italiano per i discendenti che attendono il riconoscimento dello status civitatis.
Il confronto con altre procedure in materia di cittadinanza appare particolarmente significativo. La naturalizzazione degli stranieri residenti in Italia da oltre dieci anni avviene oggi attraverso un sistema interamente digitalizzato, senza necessità di appuntamenti e con modalità uniformi su tutto il territorio nazionale. Al contrario, per la cittadinanza per discendenza si va verso un modello più centralizzato che porta con sè il concreto rischio di amplificare le difficoltà già esistenti.
Your Way to Italy: la nostra assistenza
Il nostro team è a disposizione per fornire supporto e assistenza in materia di cittadinanza italiana e diritto dell’immigrazione! Contattaci per prenotare la tua prima consulenza con noi! #Yourwaytoitaly
Il contenuto di questo articolo ha lo scopo di fornire indicazioni generali sull’argomento. Per dubbi o casi particolari è opportuno chiedere una consulenza specializzata in base alla vostra situazione specifica.
Articolo scritto da Alessia Ajelli, Managing Associate di LCA Studio Legale, avvocato specializzato in diritto dell'immigrazione e cittadinanza italiana.