L’Italia continua a posizionarsi come una destinazione strategica per imprenditori stranieri interessati ad avviare nuove attività in Europa. Tra gli strumenti giuridici disponibili, il visto per lavoro autonomo finalizzato alla creazione di un nuovo business rappresenta una delle opzioni più strutturate per chi desidera realizzare un investimento significativo nel Paese.
Ma si tratta davvero di una strada concretamente percorribile?
Un visto pensato per attrarre investimenti qualificati
Il governo italiano, con l’obiettivo di incentivare l’afflusso di capitali esteri e sostenere l’occupazione, consente ai cittadini extra-UE di richiedere un visto per lavoro autonomo qualora intendano attuare un piano imprenditoriale di interesse per l’economia nazionale.
Il requisito centrale è chiaro:
investimento minimo di 500.000 euro
creazione di almeno 3 nuovi posti di lavoro in Italia
Si tratta quindi di uno strumento destinato a imprenditori con un progetto solido, risorse adeguate e una visione imprenditoriale strutturata.
Il business plan: cuore della domanda
La domanda di visto deve essere presentata presso il Consolato italiano competente per il Paese di residenza del richiedente. Il fulcro dell’istanza è rappresentato dal business plan, che deve dimostrare:
l’effettivo investimento di almeno 500.000 euro
l’impatto occupazionale previsto (almeno tre nuove assunzioni)
la sostenibilità economica del progetto
Un elemento essenziale è che le risorse finanziarie provengano direttamente dall’imprenditore. Non è sufficiente dimostrare l’interesse di terzi investitori: il capitale deve essere riconducibile al richiedente.
Inoltre, è necessario allegare una certificazione rilasciata dalla Camera di Commercio competente per il luogo in cui si intende stabilire l’attività, a conferma della coerenza e della fattibilità del progetto imprenditoriale.
Documentazione integrativa e controlli consolari
Oltre alla documentazione relativa al piano d’investimento, il Consolato può richiedere ulteriori prove, tra cui:
Disponibilità di risorse economiche aggiuntive
dichiarazioni dei redditi
prova di un alloggio in Italia
copertura assicurativa sanitaria
La valutazione è discrezionale e può variare in base alla situazione personale del richiedente e alla sede consolare competente.
Tempi di valutazione e arrivo in Italia
Una volta presentata la domanda di visto per l'Italia, l’iter di valutazione può richiedere fino a 120 giorni. In caso di esito positivo, verrà rilasciato un visto nazionale D che consente l’ingresso nel territorio italiano.
Tuttavia, l’ottenimento del visto non conclude la procedura: entro 8 giorni dall’arrivo in Italia è obbligatorio presentare domanda di permesso di soggiorno per lavoro autonomo presso le autorità competenti.
È davvero una soluzione praticabile?
Dal punto di vista normativo, la strada è chiaramente delineata. Tuttavia, nella pratica, il percorso richiede:
un investimento rilevante
una pianificazione dettagliata e credibile
una preparazione documentale accurata
tempistiche non brevi
la soggezione alla valutazione discrezionale dei Consolati italiani che hanno competenza a gestire le richieste di visto
Non si tratta quindi di un’opzione “semplice” o immediata, ma piuttosto di uno strumento pensato per imprenditori strutturati, con un progetto concreto e un impegno finanziario significativo.
Per chi dispone delle risorse necessarie e intende radicarsi stabilmente nel mercato italiano, il visto per lavoro autonomo per creazione di un nuovo business può rappresentare un’opportunità reale. Per altri profili, potrebbero essere più adatte soluzioni alternative.
In definitiva, è una strada percorribile — ma solo per chi è pronto ad affrontarla con preparazione, solidità finanziaria e una visione imprenditoriale di lungo periodo.
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Il contenuto di questo articolo ha lo scopo di fornire indicazioni generali sull’argomento. Per dubbi o casi particolari è opportuno chiedere una consulenza specializzata in base alla vostra situazione specifica.
Articolo scritto da Alessia Ajelli, Managing Associate di LCA Studio Legale, avvocato specializzato in diritto dell'immigrazione e cittadinanza italiana, e Paolo Grassi, Trainee of LCA Studio Legale.