Costitutional Court citizenship (1920 x 640 px)

Cosa è successo nell’udienza dello scorso 11 marzo 2026 davanti alla Corte Costituzionale per la cittadinanza italiana

Dibattito sulla cittadinanza italiana per discendenza e i nuovi criteri legali

L’udienza dell’11 marzo ha rappresentato, dunque, un passaggio cruciale in una vicenda destinata ad avere un impatto profondo sul diritto della cittadinanza italiana

L’11 marzo 2026 si è svolta un’udienza particolarmente rilevante davanti alla Corte Costituzionale italiana, chiamata a pronunciarsi su una questione che tocca milioni di persone nel mondo: il riconoscimento della cittadinanza per discendenza, il cosiddetto iure sanguinis. Al centro del dibattito vi sono le modifiche introdotte dal decreto-legge del 28 marzo 2025, noto come “Decreto Tajani”, che ha profondamente rivisto i criteri per ottenere la cittadinanza italiana da parte dei discendenti nati all’estero.

Il nodo della legittimità costituzionale

La Corte è stata investita della questione a seguito di un rinvio da parte del Tribunale di Torino, che ha sollevato dubbi sulla compatibilità delle nuove norme con i principi costituzionali. In particolare, il punto critico riguarda l’introduzione dell’articolo 3 bis nella legge n. 91 del 1992, che limita in modo significativo il riconoscimento automatico della cittadinanza per discendenza.

Secondo il giudice torinese, la norma potrebbe avere effetti retroattivi problematici: essa stabilisce infatti che non possa essere riconosciuta la cittadinanza a chi, pur essendo nato da cittadini italiani all’estero, non abbia avviato una procedura per il riconoscimento della cittadinanza italiana per discendenza entro una certa data (il 27 marzo 2025) o non soddisfi specifici requisiti (abbia un nonno/a o genitore exclusivamente cittadini italiani al momento della morte o della nascita del richiedente). Ciò ha sollevato interrogativi sulla possibile violazione dei principi di uguaglianza e ragionevolezza sanciti dalla Costituzione italiana.

Il caso concreto: ricorrenti e questione di diritto

La vicenda prende avvio dal ricorso presentato da otto cittadini venezuelani di origine italiana, i quali avevano richiesto il riconoscimento della cittadinanza secondo la normativa precedente al Decreto Tajani e alla legge 74/2025. Il cambiamento legislativo intervenuto nel 2025 ha però modificato radicalmente il quadro giuridico, mettendo in discussione le loro aspettative.

Il Tribunale di Torino ha quindi sospeso il procedimento, ritenendo necessario l’intervento della Consulta per chiarire se il legislatore abbia oltrepassato i limiti imposti dalla Costituzione, soprattutto in relazione alla tutela dei diritti già maturati.

I nuovi criteri introdotti dal Decreto Tajani e dalla legge 74/2025

Uno degli aspetti più discussi emersi durante l’udienza riguarda le condizioni richieste oggi per ottenere il riconoscimento della cittadinanza italiana per discendenza. Non è più sufficiente dimostrare una discendenza, anche lontana, da un cittadino italiano: la normativa richiede un legame più concreto e attuale con il Paese ed in assenza

 di tali elementi, il vincolo di cittadinanza viene considerato non più trasmissibile.

Questa impostazione mira a rafforzare l’idea della cittadinanza come appartenenza sostanziale alla comunità nazionale, piuttosto che come semplice titolo formale.

Le argomentazioni dei ricorrenti

Durante la discussione, i legali dei ricorrenti hanno contestato con forza la riforma, sostenendo che essa incida su un diritto originario che nasce al momento della nascita e che  non può essere subordinato a scadenze amministrative o a requisiti introdotti successivamente.

Secondo questa impostazione, il riconoscimento della cittadinanza non sarebbe altro che una presa d’atto di una condizione già esistente. Impedire tale riconoscimento per ragioni burocratiche equivarrebbe, nella sostanza, a privare retroattivamente una persona della propria appartenenza nazionale.

È stato inoltre evidenziato come molte famiglie non abbiano potuto presentare domanda nei tempi previsti per motivi economici o organizzativi, ritrovandosi improvvisamente escluse da un diritto che ritenevano acquisito.

La posizione dello Stato

Di segno opposto la linea difensiva dello Stato, che ha sostenuto la piena legittimità delle nuove disposizioni. Secondo l’Avvocatura Generale dello Stato, il legislatore ha il dovere di evitare un uso distorto dell’istituto della cittadinanza, soprattutto in un contesto globale in cui milioni di persone potrebbero rivendicare un legame puramente genealogico con l’Italia.

È stato sottolineato come un riconoscimento indiscriminato della cittadinanza possa avere conseguenze rilevanti sul piano istituzionale, incidendo sulla composizione del corpo elettorale e sul funzionamento di strumenti democratici fondamentali.

Lo Stato ha inoltre ribadito che la cittadinanza comporta non solo diritti, ma anche doveri, e che tali doveri presuppongono un legame effettivo con la comunità nazionale. In quest’ottica, l’introduzione di criteri più stringenti sarebbe giustificata dalla necessità di preservare il significato sostanziale dell’appartenenza allo Stato.

In attesa della decisione

L’udienza dell’11 marzo ha rappresentato, dunque, un passaggio cruciale in una vicenda destinata ad avere un impatto profondo sul diritto della cittadinanza italiana. La decisione della Corte Costituzionale, che non è ancora stata pubblicata ufficialmente anche se è stata preceduta da un comunicato della Corte medesima (di cui abbiamo trattato in questo articolo[LCA1]  https://yourwaytoitaly.it/it/articles/primo-riscontro-della-corte-costituzionale-sulle-questioni-di-legittimita-in-materia-di-cittadinanza-infondate-e-inammissibili-quelle-sollevate-dal-tribunale-di-torino), chiarirà se il nuovo equilibrio tra discendenza e legame effettivo con il territorio sia compatibile con i principi fondamentali dell’ordinamento; il quadro potrebbe comunque cambiare ulteriormente posto che altre due questioni di legittimità costituzionale della legge 74/2025, sollevate dai Tribunali di Mantova e Campobasso, sono tutt’ora pendenti dinanzi alla Corte Costituzionale e in attesa di essere trattati.

Nel frattempo, migliaia di persone restano in attesa di sapere se potranno vedere riconosciuta la propria cittadinanza o se, invece, le nuove regole segneranno una svolta definitiva nella definizione dell’identità giuridica italiana nel mondo.

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Il contenuto di questo articolo ha lo scopo di fornire indicazioni generali sull’argomento. Per dubbi o casi particolari è opportuno chiedere una consulenza specializzata in base alla vostra situazione specifica.

Articolo scritto da Alessia Ajelli, Managing Associate di LCA Studio Legale, avvocato specializzato in diritto dell'immigrazione e cittadinanza italiana, e Paolo Grassi, Trainee of LCA Studio Legale.