La Corte costituzionale ha fornito un primo riscontro sulle questioni di legittimità sollevate dal Tribunale di Torino in relazione alla recente riforma dei criteri di riconoscimento della cittadinanza italiana per discendenza. Con un comunicato diffuso il 12 marzo 2026, che anticipa la sentenza che ancora deve essere emessa, la Consulta ha dichiarato alcune delle questioni non fondate e altre inammissibili, segnando un passaggio rilevante nel contenzioso nato attorno alla normativa introdotta nel 2025.
Il contesto della riforma e il rinvio alla Consulta
La vicenda trae origine dalle modifiche apportate nel 2025 alla disciplina della cittadinanza italiana, in particolare attraverso l’introduzione dell’articolo 3-bis nella legge n. 91 del 1992. Tale disposizione, introdotta dal decreto-legge n. 36/2025 e successivamente convertita nella legge n. 74/2025, ha inciso sui criteri di riconoscimento della cittadinanza iure sanguinis, prevedendo limiti più stringenti e introducendo effetti che riguardano anche soggetti nati all’estero prima dell’entrata in vigore della norma.
Nel corso di un procedimento promosso da cittadini di origine italiana residenti all’estero, il Tribunale di Torino aveva ritenuto che alcune parti della nuova disciplina potessero porsi in contrasto con principi costituzionali e sovranazionali. In particolare, i giudici torinesi avevano prospettato dubbi di legittimità riguardo alla ragionevolezza della distinzione tra le domande di riconoscimento presentate prima e dopo il 28 marzo 2025 e alla possibile lesione dei diritti già acquisiti.
Alla luce di tali dubbi, il giudice aveva disposto la sospensione del procedimento e la rimessione delle questioni alla Corte costituzionale affinché ne valutasse la conformità ai principi della Costituzione.
Le valutazioni della Corte costituzionale
Nel comunicato diffuso al termine della camera di consiglio dello scorso 11 marzo 2026, la Corte Costituzionale ha ritenuto non fondate le censure formulate dal Tribunale di Torino con riferimento all’articolo 3 della Costituzione. Secondo la Consulta, non sussiste l’arbitrarietà denunciata nella distinzione tra coloro che hanno presentato la domanda di accertamento della cittadinanza prima del 28 marzo 2025 e coloro che l’hanno presentata successivamente.
La Corte ha respinto anche la tesi secondo cui la disciplina impugnata comporterebbe una sorta di revoca implicita e retroattiva dello status di cittadino. Parimenti, è stata ritenuta priva di fondamento la questione sollevata in relazione agli articoli 9 del Trattato sull’Unione europea e 20 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, che collegano la cittadinanza europea al possesso della cittadinanza di uno Stato membro.
Accanto alle questioni giudicate infondate, la Corte ha dichiarato inammissibili altre censure formulate dal giudice rimettente. In particolare, sono state considerate non esaminabili quelle relative alla presunta violazione dell’articolo 15 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e dell’articolo 3 del quarto protocollo addizionale alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
Un primo orientamento sul nuovo quadro normativo
Il pronunciamento della Corte costituzionale rappresenta il primo riscontro giurisprudenziale sulla nuova disciplina della cittadinanza per discendenza, introdotta nel 2025 con l’obiettivo di ridefinire i criteri di trasmissione dello status civitatis e contenere il numero di potenziali richieste provenienti dall’estero.
Pur non entrando ancora nel merito di tutte le questioni sollevate nel dibattito giuridico, la decisione indica che, almeno per i profili esaminati, la riforma non appare incompatibile con i principi costituzionali evocati dal Tribunale di Torino. In questo senso, il giudizio della Consulta conferma la discrezionalità del legislatore nel definire i criteri di attribuzione della cittadinanza, purché tali scelte non risultino irragionevoli o in contrasto con i principi fondamentali dell’ordinamento.
Le possibili implicazioni future
La pronuncia della Corte costituzionale costituisce un passaggio importante nel confronto giuridico sulla riforma della cittadinanza italiana. Le decisioni di infondatezza e di inammissibilità chiudono, almeno parzialmente, il fronte delle contestazioni sollevate dal Tribunale di Torino, ma il dibattito interpretativo rimane aperto e potrebbe essere ulteriormente alimentato da altri giudizi pendenti - la Corte debe infatti ancora pronunciarsi sulle questioni di legittimità sollevate dai Tribunali di Mantova e Campobasso.
In attesa del deposito della motivazione completa della decisione - in seguito al quale sarà possibile effettuare delle ulteriori analisi e valutazioni - il comunicato della Consulta rappresenta quindi un primo orientamento sul rapporto tra la nuova disciplina legislativa e i principi costituzionali, offrendo un punto di riferimento per i procedimenti in corso e per le future applicazioni della normativa sulla cittadinanza.
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Il contenuto di questo articolo ha lo scopo di fornire indicazioni generali sull’argomento. Per dubbi o casi particolari è opportuno chiedere una consulenza specializzata in base alla vostra situazione specifica.
Articolo scritto da Alessia Ajelli, Managing Associate di LCA Studio Legale, avvocato specializzato in diritto dell'immigrazione e cittadinanza italiana.