Negli ultimi anni l’Italia ha introdotto una nuova tipologia di visto pensata per chi lavora da remoto, attirando professionisti da tutto il mondo. Ma come funciona questo visto e permesso di soggiorno? RIspondiamo di seguito alle domande più comuni.
1. Su quale base giuridica si fonda il visto per nomadi digitali e lavoratori da remoto?
Il visto per nomadi digitali e lavoratori da remoto nasce da un aggiornamento della normativa sull’immigrazione italiana del 2022 che ha introdotto nel Testo Unico dell’Immigrazione – il Decreto Legislativo 286/98 – la nuova lett. Q-bis all’art. 27 comma 1 (dedicato agli ingressi fuori quota). Successivamente, un decreto attuativo del Ministero dell’Interno, adottato nel 2024, ha definito in modo più preciso i requisiti e le modalità di accesso.
2. Nomadi digitali e lavoratori da remoto: qual è la differenza?
La distinzione principale riguarda il tipo di rapporto lavorativo:
i nomadi digitali operano in autonomia, spesso come freelance, utilizzando strumenti digitali
i lavoratori da remoto, invece, sono dipendenti o collaboratori legati a un’azienda tramite contratto di lavoro subordinato
Entrambi possono lavorare dall’Italia senza essere soggetti alle quote annuali previste per altri lavoratori stranieri.
3. Quali requisiti bisogna soddisfare per ottenere il visto?
Per accedere a questa opportunità è necessario dimostrare:
un elevato livello di qualificazione professionale (titolo universitario o esperienza pregressa, in linea con il medesimo requisito previsto per l’accesso allá Carta Blu UE)
un reddito annuo adeguato, proveniente da fonti lecite
una copertura sanitaria valida per tutto il soggiorno
la disponibilità di un alloggio in Italia
esperienza pregressa nel settore lavorativo di riferimento come nomade digitale o lavoratore da remoto
4. Come si presenta la domanda?
La procedura si articola in due fasi:
richiesta del visto presso il consolato italiano nel Paese di residenza;
una volta arrivati in Italia, domanda del permesso di soggiorno entro pochi giorni dall’ingresso.
È in ogni caso possibile iniziare a lavorare già dopo aver presentato la richiesta del permesso all’arrivo in Italia.
5. Quanto dura il permesso di soggiorno?
Il permesso di soggiorno viene rilasciato inizialmente per un anno. Può essere rinnovato se continuano a sussistere i requisiti richiesti.
6. È possibile cambiare datore di lavoro o clienti?
Sì, non ci sono vincoli particolari. I titolari del visto possono modificare collaborazioni o incarichi in modo flessibile purchè continuino a rispettare i requisiti previsti dalla normativa per il rilascio del visto.
7. Il permesso di soggiorno può essere convertito in un’altra tipologia?
Al momento non è prevista una conversione diretta in altri permessi di soggiorno. Tuttavia, dopo un periodo prolungato di permanenza regolare, è possibile accedere al permesso di soggiorno per soggiornanti di lungo periodo UE se si rispettano i requisiti previsti dalla normativa.
8. È consentito trasferirsi con la famiglia?
Sì, il ricongiungimento familiare è consentito. Coniuge e figli possono ottenere un permesso di soggiorno collegato, che consente anche di lavorare in Italia. E’ tuttavia importante sottolineare che il ricongiungimento, nel caso del coniuge, è possibile solo dopo 2 anni di residenza in Italia mentre l’ingresso contestuale in Italia è possibile se i familiari richiedono un visto per familiari al seguito che permetterà poi loro di richiedere un permesso di soggiorno per motivi familiar una volta giunti in Italia.
9. Come funziona la previdenza sociale?
In linea generale, i contributi devono essere versati in Italia. Tuttavia, per alcuni Paesi esistono accordi bilaterali che permettono di continuare a contribuire nel sistema previdenziale di origine.
10. Quali sono gli obblighi fiscali? Serve una partita IVA?
In linea generale, chi soggiorna in Italia per più di metà anno diventa fiscalmente residente e deve pagare le imposte secondo la normativa italiana.
Inoltre, coloro che hanno ottenuto un visto per nomadi digitali per lavorare quindi come lavoratori autonomi, devono aprire una partita IVA, necessaria per fatturare e per la gestione dei contributi.
Il mancato rispetto degli obblighi fiscali può comportare conseguenze rilevanti, inclusa la perdita del diritto al soggiorno e quindi la revoca del permesso di soggiorno ottenuto.
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Il contenuto di questo articolo ha lo scopo di fornire indicazioni generali sull’argomento. Per dubbi o casi particolari è opportuno chiedere una consulenza specializzata in base alla vostra situazione specifica.
Articolo scritto da Alessia Ajelli, Managing Associate di LCA Studio Legale, avvocato specializzato in diritto dell'immigrazione e cittadinanza italiana.